Breaking News:

Marco Balzano vince il Premio Bagutta 2019

Premio Bagutta

A cura di:

Categorie:

IL PREMIO

Il 23 gennaio scorso si è tenuta la serata finale del Premio Bagutta che ha visto come vincitore Marco Balzano con il suo romanzo “Resto qui”.

Il Premio Bagutta è lo storico riconoscimento letterario istituito a Milano l’11 novembre del 1926, nato nell’ambito della trattoria toscana di Alberto Pepori in Via Bagutta a Milano.

La trattoria, scoperta dallo scrittore Riccardo Bacchelli era frequentata da numerosi amici che avevano l’abitudine di ritrovarsi insieme per cenere e discutere di libri.

La sera dell’11 novembre 1926, la notte di San Martino, agli undici presenti (Riccardo Bacchelli, Orio Vergani, Adolfo Franci, Paolo Monelli, Gino Scarpa, Mario Vellani Marchi, Ottavio Steffenini, luigi Bonelli, Mario Alessandrini, Antonio Veretti e Antonio Niccodemi) venne l’idea di istituire un premio letterario e di autoeleggersi come giuria.

Come scrisse Monelli, essi formavano un gruppo eterogeneo del quale facevano parte “due giornalisti, due pittori, un avvocato, un commediografo, tre letterati e un dandy”.

Grazie al clima conviviale, alla composizione della giuria, alla scarsa incisività che il premio ha avuto sulle vendite, tenendo così lontano le grandi manovre delle case editrici, alla coerenza mantenuta alla scelta dei generi premiati (poesia, narrativa, e saggistica), il carattere del premio e l’amore per la bella letteratura rimase nel tempo.

LA TRAMA

Quando arriva la guerra o l’inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole.

“Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare”.

L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora, per non perdere la propria identità, non resta che provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle, nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E cosí, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all’improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l’altro, la costruzione della diga che inonderà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine. Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina. Il nuovo grande romanzo del vincitore del Premio Campiello 2015, già venduto in diversi Paesi prima della pubblicazione.

IL COMMENTO DELL’AUTORE

Tramite la sua Pagina Facebook, l’autore ha commentato così il Premio Bagutta:

«Una domenica sera, avrò avuto dodici o tredici anni, ero passato con mio padre davanti al ristorante Bagutta, in centro a Milano. Gli avevo chiesto di entrare ed ero rimasto qualche minuto sulla soglia a guardarmi attorno perché proprio lui mi aveva raccontato che in quel ristorante davano un premio importante. Gli avevo detto: “Chissà se un giorno lo vincerò anch’io”. Mio padre ha sorriso, poi, quando siamo usciti, mi ha detto che dovevo pensare alla verifica di matematica che avevo il giorno dopo. Oggi anche lui si è ricordato di quella passeggiata di tanti anni fa e al telefono mi ha detto “Questo, tecnicamente, è proprio un sogno che si avvera!”. Più tardi mi ha mandato un messaggio: “Comunque il compito di matematica come al solito è stato un disastro”».

Chi sono

27 anni, blogger, agente letteraria e mamma di Gemma. Credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, le quali spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

Sostieni Leggindipendente

Ogni sabato mattina, alle 9:00, invio il Settimanale Indipendente, un magazine digitale che racchiude tutte le recensioni della settimana, gli ultimi avvenimenti, le notizie più importanti e tutto quello che c'è da sapere sul mondo dell'editoria Indipendente.

I romanzi possono essere terapie per stare bene?

Occorre dare una risposta a questa domanda: leggere fa bene? Al di là del diletto ineffabile che prova il lettore quando si tuffa, sguazza e poi nuota tra le pagine delle proprie letture. Vorremmo capire: esiste un concreto benessere fisico, o mentale, che la lettura è in grado di conferire all’organismo umano. E se esiste, in che termini si manifesta, e come si potrebbe misurare?

Leggi di più
Loading

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *