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Spiegelungen – Vite allo specchio

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Spiegelungen – Vite allo specchio” è uscito lo scorso ottobre per la giovane casa editrice indipendente tedesca NonSoloVerlag; non si tratta di un romanzo, ma di una raccolta di racconti di scrittori italiani.

L’INIZIATIVA

Sembra proprio che la Germania abbia puntato sulla letteratura italiana per questo nuovo progetto editoriale. La NonSoloVerlag ha, infatti, contattato dieci autori italiani proponendo loro di scrivere un racconto da pubblicare nella racconta “Vite allo specchio”.

LA RACCOLTA

L’antologia presenta in un’originale edizione bilingue dieci racconti di altrettanti scrittori italiani di successo ancora poco conosciuti in Germania. Il filo conduttore di tutte le opere, pubblicate per la prima volta in entrambe le lingue, è la ricerca dell’identità in tutte le sue sfaccettature. Dieci nuovi protagonisti della scena letteraria, dieci modi diversi di riflettere su se stessi e sulla vita.

TEMA CENTRALE DELLA RACCOLTA

Quelle inserite nella raccolta di racconti sono vere e proprie vite allo specchio che cercano la loro identità e la ritrovano in italiano e in tedesco. A raccontarle sono dieci protagonisti della scena letteraria italiana ancora poco conosciuti in Germania: Paolo Di Paolo, Simone Giorgi, Gabriella Kuruvilla, Gaia Manzini, Ludovica Medaglia, Demetrio Paolin, Anna Pavignano, Igiaba Scego, Simona Sparaco e Nadia Terranova.

“Spiegelungen – Vite allo specchio” è il primo volume pubblicato dalla neonata casa editrice tedesca che ha come obiettivo quello di pubblicare in Germania testi di letteratura italiana contemporanea.

IDENTITA’

In un momento storico nel quale si utilizza il concetto di identità in modo ambiguo, in questa antologia bilingue, la traduzione dei testi (quasi tutti inediti) è davvero un ponte tra culture.

Perché “si può arrivare in un luogo senza sapere di cercare qualcuno”, come scrive Paolo Di Paolo in un suo racconto che vede al centro un viaggio in Croazia sulla scorta si Predrag Matvejevic, scrittore che “ci ha insegnato a guardare in modo diverso il mare che diciamo nostro”.

L’OPINIONE DI DACIA MARAINI

Belli, dolenti, malinconici questi racconti italiani che saranno letti in lingua tedesca. Ciascuno di loro approfondisce, con intelligenza narrativa, qualche tratto di un tema che ci tocca tutti: in che modo, dove e quando nasce, cresce e si modifica il concetto di identità? E la traduzione è un meraviglioso ponte che permette di viaggiare da una identità all’altra. Per questo crediamo nei progetti comuni, per questo puntiamo su una Europa che sappia raccontare le sue memorie, i suoi sogni.

Chi sono

27 anni, blogger, agente letteraria e mamma di Gemma. Credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, le quali spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

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I romanzi possono essere terapie per stare bene?

Occorre dare una risposta a questa domanda: leggere fa bene? Al di là del diletto ineffabile che prova il lettore quando si tuffa, sguazza e poi nuota tra le pagine delle proprie letture. Vorremmo capire: esiste un concreto benessere fisico, o mentale, che la lettura è in grado di conferire all’organismo umano. E se esiste, in che termini si manifesta, e come si potrebbe misurare?

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