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Drammi quotidiani

Categorie: Libri

Oggi recensisco “Drammi quotidiani” di Paolo Panzacchi (Edizioni Pendragon).

Il tema centrale di “Drammi quotidiani” è la vita con tutte le sue complicazioni, difficoltà, incertezze e fatiche. La vita vera, quella vissuta dalla maggior parte delle persone, specialmente dalla coppie giovani.

La vita del protagonista, Francesco Garelli, è costellata da ostacoli, sembra andargli tutto storto e questa situazione sembra essere attribuita allo stress (o almeno gli altri lo attribuiscono a questo fattore).

All’inizio del romanzo il protagonista, che narra in prima persona la sua storia, dice che tutto è nato per colpa della sua dottoressa:


La colpevole è la dottoressa Frezzi, il mio medico di famiglia.
<< Garelli, lei è stressato. Garelli lei mi fa un’infarto. Garelli lei mi fa un’ischemia.>>”


Per questo motivo gli viene indicato il nome di una nota psicologa che si chiama, ironicamente, Barbara D’Urso (l’autore chiarisce che si tratta di un’omonima).

Drammi quotidiani che ricordano Fantozzi

L’esistenza di Garelli sembra essere giunta al punto più basso; è un vero e proprio casinista, un Fantozzi moderno che, per quanti sforzi faccia a tenere tutto in piedi e a migliorare la sua situazione, si ritrova sempre più incasinato di prima.

Come se non bastasse, a complicare le cose ci sono i suoceri, i genitori, gli amici che, per “aiutarlo” dispensano consigli criticando tutto quello che ha fatto, facendolo sentire un completo fallimento.

Non fraintendete, questo è un romanzo comico o, per meglio dire, tragicomico; l’autore narra questi piccoli drammi quotidiani con ironia e invita il lettore ad affrontare la vita allo stesso modo: ridendo, qualche volta, dei proprio problemi.

Identificazione lettore – protagonista

Il processo di identificazione del lettore con il protagonista è assoluto. L’intento dell’autore è proprio questo, far ridere delle proprie tragedie e prendere in giro le persone che vorrebbero o si aspetterebbero una vita perfetta.

La vita non è perfetta; si può scegliere se crogiolarsi e disperarsi delle proprie sfortune o prendere i problemi e le difficoltà di petto e fare, ogni tanto, una bella risata.

Ho apprezzato l’intento dell’autore di trattare questo tema in questi termini. Unica nota negativa, ma è un mio modesto parere, ho trovato il libro poco scorrevole e la scrittura appesantita da frasi che, in alcuni casi, risultano un po’ forzate.

Chi sono

27 anni, blogger, agente letteraria e mamma di Gemma. Credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, le quali spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

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I romanzi possono essere terapie per stare bene?

Occorre dare una risposta a questa domanda: leggere fa bene? Al di là del diletto ineffabile che prova il lettore quando si tuffa, sguazza e poi nuota tra le pagine delle proprie letture. Vorremmo capire: esiste un concreto benessere fisico, o mentale, che la lettura è in grado di conferire all’organismo umano. E se esiste, in che termini si manifesta, e come si potrebbe misurare?

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1 commento

  1. blogsenac

    VIRGINIA VILLA, thanks! And thanks for sharing your great posts every week!

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