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Io sono Atropo

Categorie: Libri

Giovanni Spini, romanziere e saggista, ha dato alla luce un romanzo impegnativo e duro, trattando un tema difficile, così difficile che, spesso, si preferisce non parlarne: lo stupro.

Il romanzo in questione, “Io sono Atropo”, edito Press&Archeos, si basa su questo tema, ma attorno crea una storia interessante fatta di personaggi molto diversi tra loro che, in un modo o nell’altro, cercheranno di collaborare per aiutare la vittima della violenza.

Il libro fonda la sua storia su una domanda interessante quanto dolorosa: “come reagire a uno stupro?” È quello che, nel corso del libro, si chiedono tre sorelle, di cui una omossessuale e apparentemente fragile, che riserverà però sorprese al lettore e alle sue stesse sorelle.

Il romanzo mescola fatti realmente accaduti al mondo onirico e mitologico, restituendo al lettore un’esperienza di lettura indimenticabile. Proprio grazie all’ispirazione derivata da un sogno e dal contributo della mitologia, le tre sorelle giungeranno ad una conclusione scioccante e inquietante che darà filo da torcere ad un’irrequieta coppia di detective.

La figura di Atropo nella mitologia

Vorrei soffermarmi giusto un attimo sulla figura di Atropo. Nella mitologia greca, Atropo è una delle tre Moire – o Parche nella mitologia romana – e il suo significato etimologico è “l’immutabile”, “l’inevitabile”, ecc…

Non a caso l’autore ha deciso di parlare di Atropo in una storia che ha come protagoniste tre sorelle; Atropo, infatti, è la più vecchie delle tre sorelle della mitologia, colei che non si può evitare e che rappresenta il destino finale della morte di ogni individuo poiché a lei era assegnato il compito di recidere, con lucide cesoie, il filo che rappresentava la vita, decretandone il momento della morte.

Questo parallelismo con la mitologia è da tenere ben a mente mentre si legge questo romanzo perché è la pietra fondante dell’intera storia.

Ho adorato questo libro, nonostante il tema trattato. Lo stile narrativo è molto piacevole e scorrevole e tiene il lettore incollato alle pagine.

Chi sono

27 anni, blogger, agente letteraria e mamma di Gemma. Credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, le quali spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

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I romanzi possono essere terapie per stare bene?

Occorre dare una risposta a questa domanda: leggere fa bene? Al di là del diletto ineffabile che prova il lettore quando si tuffa, sguazza e poi nuota tra le pagine delle proprie letture. Vorremmo capire: esiste un concreto benessere fisico, o mentale, che la lettura è in grado di conferire all’organismo umano. E se esiste, in che termini si manifesta, e come si potrebbe misurare?

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