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Chi te l’ha detto? I rumors da Polifemo al Web

Categorie: Libri

Com’è possibile che un fatto si ingigantisca, passando di bocca in bocca fino a diventare una vera e propria leggenda metropolitana? Si tratta dei rumors, un fenomeno vecchio quanto la storia del mondo. Marina D’Agati analizza le teorie e riporta i casi più celebri: da Polifemo agli UFO su Firenze, dalla presunta morte di Paul McCartney alle truffe via email.”

E’ questo che si domanda e ci domanda Marina D’Agati, ricercatrice e docente di Sociologia presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, in questo libro edito Edizioni Epokè.

Di cosa parla il libro?

In “Chi te l’ha detto? I rumors da Polifemo al Web” viene analizzata la società dell’era digitale e il suo impatto con la mole di informazioni alla quale è sottoposta ogni giorno. Mai come in questa epoca l’uomo viene sopraffatto da una quantità di notizie e informazioni, ma non tutte sono attendibili.

Per questo motivo credo sia fondamentale il testo della D’Agati, in quanto permette la creazione di un ponte immaginario per individuare e decifrare le cosiddette “fake news”. Più se ne parla e più è complesso definire queste famigerate “false notizie”. No, non è un fenomeno nuovo e da che l’uomo ha memoria vi sono anche le “fake news”. Quello che però è cambiato e sta cambiando è l’uso strategico e sistematico delle vecchie e nuove piattaforne digitali, i Social in primis, nati ed evoluti per raggiungere sempre più utenti e specifici gruppi.

Dalle “fake news” ai “rumors”

Non è tutto bianco o nero, e nemmeno possiamo valutare tutto come giusto o sbagliato. Nel mezzo troviamo quelli che vengono chiamati rumors (ossia il pettegolezzo), complesso fenomeno sociologico che consiste nella diffusione di informazioni non verificate, delle quali, frequentemente, nascono diverse versioni. Ricordo che da bambina, quando ero con i miei amici, giocavo spesso a “telefono senza fili“, il concetto non è molto diverso da questo gioco.

Gli indiziati sono messaggi con toni e contenuti forti, ingannevoli o manifestatamente falsi, divisivi — e in quanto tali in grado di rinforzare l’opinione di chi dibatte il suo punto di vista in «camere dell’eco» a lui affini — e propagandistici a fini elettorali.

Marina D’Agati, con questo libro, analizza i rumors e ne segue il cambiamento nel corso dei secoli, avvalendosi di esempi famosi come la presunta morte di Paul McCartney e le figurine imbevute di LSD.

Esempi di “fake news” fotografiche

Un aspetto interessante dell’incontro tra le leggende metropolitane e la rete sul quale si sofferma la D’Agati e al quale io non avevo mai dato grande importanza è rappresentato dalle immagini contraffatte o fotomontaggi che spesso fanno da contorno fotografico a una leggenda preesistente o costituiscono una leggenda loro stesse. Nel lbro sono presenti due esempi lampanti che chiarificano questo fenomeno:

  1. L’immagine del turista fotografato sul tetto del World Trade Center pochi istanti prima dell’impatto dell’11 settembre 2001.
  2. Le milioni di copie del videogioco Atari, E.T: The Extra-Terrestrial, sepolte nel deserto del New Mexico.

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Il libro, in sostanza, si compone di quattro capitoli. Il primo capitolo è dedicato alle considerazioni sull’etimologia e i significati del termine francese “rumeur preferito a quello italiano “voce/diceria” e quello inglese “rumors“. Il secondo capitolo si sofferma sui significati, controversi in alcuni casi, del termine rumor. Il terzo capitolo prende in esame i più importanti approcci al tema dei rumors, soffermandosi sull’appoccio più recente, ossia quello scientifico. Infine, il quarto capitolo si sofferma sulle principali classificazioni dei rumors.

Concludendo la recensione, devo dire di aver apprezzato la scleta dell’autrice e dell’editore di lasciare aperto il finale. Non vi sono, infatti, conclusioni in quanto l’editore ha ritenuto che sui rumors ci sia ancora tanto da dire.

Chi sono

27 anni, blogger, agente letteraria e mamma di Gemma. Credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, le quali spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

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