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“L’isola abitata” di Arkadij e Boris Strugackij

Autore: Arkadij e Boris Strugackij

Editore: Carbonio Editore

N. pag: 357

Anno: 2021

Valutazione: 5/5

A cura di: Lina Morselli

Categorie: Libri | Lina Morselli

Cari lettori, Lina Morselli torna a condividere con noi la recensione molto curata, approfondita e appassionata del romanzo “L’isola abitata” di Arkadij e Boris Strugackij, edito da Carbonio Editore.

Con la bellissima traduzione di Valentina Parisi, ritornano in libreria, dall’ex Unione Sovietica, oggi Russia, i fratelli Arkadij e Boris Strugackij, noti qui da noi per il film Stalker, che Andrej Tarkovski ha tratto dal loro “Picnic sul ciglio della strada”. Applausi entusiasti, quindi, all’editore Carbonio, che sta riproponendo i titoli migliori della loro sterminata produzione, racchiusa in ben 30 volumi considerati dai lettori russi come una delle vette indiscusse della letteratura negli ultimi 60 anni. Di certo tra le penne dei due fratelli scrittori è rimasto ben saldo il vessillo della letteratura anche in regime di censura. Arkadij era esperto di letteratura giapponese, Boris era astronomo e matematico.

LA STORIA, A GRANDI LINEE

Maksim Kammerer, il cui nome tradisce una chiara origine germanica, è un astronauta esploratore bello e pieno di salute nel mondo allargato degli anni intorno al 2100. Un problema alla sua navicella lo porta a naufragare su un pianeta sconosciuto, per l’appunto l’Isola Abitata, con l’aggravante dell’incendio del suo mezzo, quindi non gli resta che cercare un contatto con gli abitanti alieni e un modo per riprendere le comunicazioni con la Terra. Quel mondo è sporco, puzzolente, ferroso e inospitale, ma il nostro eroe scopre subito che gli alieni in realtà sono uguali agli umani nell’aspetto, hanno una lingua astrusa, ma lui arriva a comprenderla. La sua strada è tutta in salita, perchè viene subito intercettato e catturato da un gruppo di rieducandi degenerati. Costoro sono a loro volta prigionieri di un potere che li ha considerati pericolosi ribelli, ma recuperabili con una sorta di lavaggio del cervello. Gendarmi e psichiatri vengono integrati da misteriose radiazioni, che almeno una volta al giorno procurano insopportabili dolori in tutto il corpo e in particolare alla testa, quasi un elettroshock di massa. I raggi provengono da torri disseminate su tutto il territorio controllato dai Padri Ignoti, misteriosi gerarchi ricchissimi e potentissimi, che attivano le torri da un Centro, noto solo a loro. Ben presto Maksim si rende conto che le radiazioni sono anche in grado di condizionare le emozioni delle persone, prigioniere o libere che siano, possono renderle euforiche fino al fanatismo o depresse fino a tentare il suicidio. Su queste leve agisce il potere che porta avanti una guerra senza quartiere, contro i degenerati ancora liberi, ma anche contro innumerevoli fazioni che vagano oltre un lontano confine, non si sa bene come campino, ma sono armate.

ARMI E GUERRE

Le armi vanno dai più scalcinati carri armati, fino ad armi nucleari di varia intensità. Quel mondo, che nella memoria dei più anziani viene ricordato come colorato, ospitale, allegro e bello da mozzare il fiato, è diventato un’alternanza di foreste infide e deserti, popolato da poveri esseri indeboliti dalle contaminazioni, infestato da mostri mutanti un po’ animali e un po’ umani, e abitato da persone che non si accorgono di quanto siano manipolate, schiavizzate, mandate a morire senza sapere bene perché, lasciate nella più bieca ignoranza, col solo viatico di pillole che, se prese regolarmente, difendono i corpi dai danni delle radiazioni nucleari. Maksim non può tollerare una simile violazione della più elementare umanità, decide di dedicarsi alla liberazione e al riordino del pianeta, e tutto il libro è la descrizione puntigliosa delle alleanze, delle amicizie, delle strategie, dei cambi di campo, alla ricerca di un sodalizio tra fazioni lontane e a loro modo ribelli, per la riconquista armata della propria dignità e libertà. Unica e rapida è la strategia: trovare il Centro, farlo esplodere e neutralizzare così l’azione delle torri. Il tutto in un susseguirsi di colpi di scena, azioni, sorprese, imprese eroiche e nello stesso tempo sconsiderate e dissennate, spari, colluttazioni, fughe, inseguimenti e colpi bassi, secondo uno stile che farebbe impallidire anche il più navigato 007.

MAKSIM

Sembra ispirarsi proprio a Bond il nostro imbattibile Maksim, dal corpo scultoreo, simpatico e grande comunicatore, indomito e coraggioso, e soprattutto insensibile alle radiazioni, quindi in grado di agire anche quando tutti sono ridotti all’immobilità. E non pago di essere un vero supereroe, è anche un gentiluomo, nei confronti della dolce Rada, che per lui andrebbe anche nel fuoco, e con il suo grande amico Gaj, un soldato che via via comprende di essere solo carne da cannone e segue il comandante venuto dallo spazio, in un solido rapporto di amicizia vera, e di fedeltà assoluta. Eppure Maksim dovrà risolvere anche un dubbio interiore: è sempre necessario seguire la propria spinta ideale, o bisogna invece adattarla alla logica del presente che si sta vivendo? Il finale della storia, lasciato solo alla scoperta del lettore, è un susseguirsi di colpi di scena in un contesto di tutti contro tutti, le ultime venti pagine si leggono in un fiato, impossibile interrompere il ritmo. Riuscirà Maksim a trovare il Centro? Salverà l’Isola Abitata? Tornerà sulla Terra? 

ARKADIJ E BORIS STRUGACKIJ

Boris, il più longevo dei fratelli, dopo il crollo dell’Unione Sovietica scrive un’interessantissima postfazione, dove spiega con dovizia di particolari la genesi e la storia della pubblicazione di questo libro, apparso in URSS nel 1969. Ci racconta della volontà iniziale di scrivere un romanzo leggero e d’evasione, ci mostra i primi appunti sulla trama e sull’ambientazione della storia, ci accompagna fra le molte correzioni richieste dalla censura per procedere alla pubblicazione, e ci rivela le furbizie, i tatticismi stilistici e i colpi di fortuna che hanno reso possibile l’uscita dell’Isola Abitata in pieno regime. I fratelli si erano ben presto resi conto che una storia partita come una divertente pochade fantascientifica era diventata un’opera metaforica e accusatoria dalla prima all’ultima pagina: la polizia onnipresente, le sparizioni, la propaganda, l’economia di sussistenza, la corruzione, il potere della gerarchia, sono elementi narrativi rimasti ben presenti nonostante l’obbligo di continue revisioni al testo. La grande Storia, contemporanea ai fratelli Strugackij, parlava di problemi di confine fra Cina e URSS sul fiume Ussuri, di guerra in Vietnam, di guerra fredda fra Est e Ovest, del Muro di Berlino, della rivoluzione socioculturale studentesca, c’erano Mao, Nixon e Kissinger, Kosygin e Breznev. Grande sarebbe la loro sorpresa, oggi, nel vedere quanto il loro romanzo sia stato profetico e aderente alla nostra stessa realtà, con quella guerra totale e insensata tra miriadi di guppuscoli senza arte né parte, eppure armati e incoscienti. Per non parlare delle armi nucleari, delle torri irradianti, delle centrali operative nascoste. In sostanza, alla fine della lettura, tutta l’ironia, la trama complessa, l’azione come un copione cinematografico, ci fanno chiudere sì in bellezza, ma anche con l’amarezza di un tempo che ripete i propri errori, che non va né avanti né indietro, che resta ingiusto e violento, un tempo che ancora insiste a mostrare il lato peggiore di noi.

Chi sono

29 anni, blogger, agente letteraria e mamma di Gemma. Credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, le quali spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

“Buio in sala” di Jung-myung Lee

Come per tutti i grandi romanzi (e questo di certo lo è!), molti sono i contenuti, ognuno con un suo peso, e già il titolo prelude ai temi dell’ambiguità, su cui si gioca l’intera trama: il buio in sala può essere quel momento magico che precede l’inizio dello spettacolo, ma può indicare anche la desolazione di una sala spenta e di un palcoscenico chiuso. Apertissimo è invece lo spazio lasciato alla profonda cultura personale dello scrittore, una cultura mai supponente, ben salda in una posizione solida di aiuto e sostegno nel vivere quotidiano, come si addice alla cultura vera. Libro bellissimo, questo, anche grazie alla perfetta traduzione di Benedetta Merlini.

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