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Next stop Rogoredo, l’inferno a poche fermate di metropolitana

Categorie: Libri

Cari lettori, oggi Ettore Zanca, già noto a LeggIndipendente per il romanzo “Santa muerte“, ci parla di un libro-inchiesta molto intenso e profondo che scava nei meandri della droga, raccontando esistenze al limite. Il libro si intitola “Next stop Rogoredo, l’inferno a poche fermate di metropolitana” è scritto dalla giornalista italiana Micaela Palmieri ed esce oggi per Baldini+Castoldi.

«Le persone come te non si rendono conto, l’eroina per quelli come noi è la vita, l’unica ragione di vita. Per questo è così bastarda, la provi e non puoi più vivere senza. È più forte di qualsiasi altro bisogno, di qualsiasi affetto. È il demonio in persona, capisci?»

next stop rogoredoIl sapore di un pugno allo stomaco, l’odore inconfondibile della desolazione di chi cerca pillole di vita illusoria, un parco che spalanca le sue porte all’anticamera dell’inferno. Persone che vegetano tra la vegetazione. Descrivere un mondo parallelo come quello di chi si muove nella droga, non è facile. Micaela Palmieri ci è riuscita. Ha guardato in faccia i demoni di chi cerca conforto dentro un mondo che conforto non ne dà. Lo chiamano “il bosco”, si trova a Rogoredo. E come un bosco stregato contiene dentro anime dannate che cercano spiegazione alla loro esistenza.

Carlo, che ha alle spalle tante perdite e tanto dolore e ora si aggira dentro il boschetto in una danza macabra e senza sosta, sempre alla ricerca di una dose; Regina, che ha il collo lungo come le donne nei quadri di Modigliani e vuole solo sballarsi; Luna che ha perduto se stessa e fatica a ritrovarsi e Silvia, una ragazza perbene, semplice, caduta per caso nel tranello della droga, mentre il padre continua a cercarla ogni giorno per le strade della città. Un girone dantesco di tante condanne e poca assoluzione. Però non tutto è sempre perduto. Non si entra sempre per non uscire più. Qualcuno esce, prova a raccontare, di sicuro non è più quello che è entrato.

Micaela Palmieri, insieme a un cameraman e a un volontario, ha passato una notte nel bosco della droga e si è immersa in tutto il suo orrore e nella solitudine di queste vite piene di niente. Il risultato è questo libro: un’inchiesta dura, straziante e necessaria che, in forma romanzata, racconta storie di una vita drammaticamente vera.

Chi sono

27 anni, blogger, agente letteraria e mamma di Gemma. Credo fermamente nella bibliodiversità e nelle realtà editoriali indipendenti, le quali spesso nascondono perle di cui pochi sono a conoscenza.

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Occorre dare una risposta a questa domanda: leggere fa bene? Al di là del diletto ineffabile che prova il lettore quando si tuffa, sguazza e poi nuota tra le pagine delle proprie letture. Vorremmo capire: esiste un concreto benessere fisico, o mentale, che la lettura è in grado di conferire all’organismo umano. E se esiste, in che termini si manifesta, e come si potrebbe misurare?

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